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Psichiatra condannato per omicidio colposo fa perizienei tribunali

Avv. Miraglia: “Urge un albo di periti referenziati. Su che giustizia possono contare sennò i cittadini?”
 
PAVIA. Errare è umano, specialmente in una materia, la Psichiatria, in cui la variabile dei comportamenti è quasi infinita. Ma che un Tribunale affidi una perizia a uno psichiatra condannato per omicidio colposo per gravi negligenze nei confronti di un paziente, poi suicidatosi, fa sorgere un legittimo dubbio sulla garanzia del suo operato, sulla correttezza delle sue perizie, sulla base delle quali i giudici che lo incaricano come consulente emettono sentenze, che vanno ad incidere, anche pesantemente, sulla vita e sul destino delle persone. E’ accaduto a Pavia, nel corso di un procedimento di separazione molto conflittuale tra due coniugi, durate il quale, ai fini di accertare l’adeguatezza della donna come madre, un giudice ha affidato la Consulenza tecnica d’ufficio allo psichiatra di Torino, Maurizio Desana. Il quale, però, è stato condannato – con una sentenza passata in giudicato, emessa dalla Corte d’Appello torinese e successivamente confermata dalla Cassazione nel 2008 – per omicidio colposo. E’ stato ritenuto, infatti, responsabile di non aver compreso la gravità dello stato psichiatrico di un paziente ricoverato, che si tolse la vita lanciandosi dalla finestra dell’ospedale.
«Non entro nel merito della sentenza di condanna» sottolinea l’avvocato Francesco Miraglia, che difende la donna nella causa di separazione, nella quale il dottor Desana è stato chiamato a periziare la sua salute mentale e quella del figlio, «ma si tratta in ogni caso di una condanna per un reato ingenerato da manchevolezze professionali. E’ legittimo pertanto chiedersi dove sia la spiccata condotta morale che viene richiesta a un professionista qualora il giudice, in via del tutto fiduciaria, lo incarichi di condurre una perizia sulle persone».
Nel caso specifico, sulla base appunto della perizia del dottor Desana, lo stato psichiatrico della donna pavese è stato valutato così negativamente, che il giudice ha ordinato che intervenissero i Servizi Sociali a prendersi cura del figlio adolescente, obbligando il ragazzo a seguire sedute di psicoterapia (se si rifiutasse, dovrebbe essere accompagnato da un educatore a spese della mamma) e limitando l’esercizio delle responsabilità genitoriali alla madre stessa.
«Ho presentato un’istanza urgente al Tribunale di Pavia» prosegue Miraglia, «affinché sospenda l’efficacia dell’ordinanza emessa e ho richiesto di convocare il dottor Desana in contraddittorio per accertare tutte le circostanze emerse. La cosa più incredibile, riferisce l’avvocato  è quanto nel frattempo ha sostenuto il dott. Desana alle richieste se avesse riferito al giudice al memento della suo giuramento della condanna che si riporta testualmente : la ringrazio per la sua cortesia e la prego di rassicurare la sua cassistita sul fatto che il mio ruolo e la mia conduzione della perizia sono assolutamente corretti come peraltro lo sono sempre stati in oltre 30 anni di attività psichiatrico forense. Colgo oltre l’occasione per chiedere di sollecitare la Sua cliente a versare quanto stabilito dal Tribunale per il pagamento della mia parcella.. Questo per quanto riguarda il caso che sto seguendo, il quale però scoperchia le manchevolezze presenti nei tribunali italiani. Urge quanto prima l’istituzione di un albo di professionisti referenziati, al quale i giudici dei tribunali debbano attingere per affidare le consulenze tecniche. Persone di cui sia comprovata, in maniera ineccepibile e inconfutabile, la professionalità. Come possono altrimenti i cittadini pensare di venire tutelati, quando i tribunali emettono delle sentenze affidandosi a persone giudicate già manchevoli in passato? E questo sia nel caso che sto seguendo, come in tutti gli altri in cui questo psichiatra sia stato chiamato come consulente».
La redazione

Un giorno di malagiustizia

Dopo avere appreso dalla cancelleria che il Giudice Bellentani depositerà le motivazioni della sentenza che mi riguardano, tra 90 giorni, sento il bisogno di intervenire pubblicamente anche per fare un po’ di chiarezza.

Prima di tutto è inammissibile  per non dire altro che un giudice redigerà le motivazioni di una sentenza quando il reato è già prescritto e indultato  da mesi (termine prescrizione luglio 2013, termine per il deposito ottobre 2013).

Non voglio assolutamente accodarmi a qualche politico che non perde l’occasione di parlare della giustizia mal funzionante in Italia, ma mi preme sottolineare che la maggior parte delle notizie riportate dai mezzi di informazione non corrispondono assolutamente al vero.

Il sottoscritto, nella vicenda de quo, oltre a rivolgersi sempre  agli avvocati di controparte, ai dirigenti nazionali del sindacato, al sindaco, al Prefetto, al Questore e al Presidente dell’ordine, ha adito l’autorità giudiziaria competente a tutela del proprio assistito.

Inoltre si è fatto riferimento a delle presunte foto osè, anche questo non corrisponde assolutamente al vero.

 Nel fascicolo del Tribunale sono depositate delle fotocopie di foto senza testa e senza alcun riferimento che possano identificare qualsivoglia persona.

D’altronde è la stessa sindacalista, che ho incontrato solo due volte,  che ha escluso che potessi avere qualsiasi sua foto personale.

Certo è che difendere la povera gente,senza voce, senza sindacato, e senza diritti qualche problema lo può portare, soprattutto quando, come controparte, sia ha  il sindacato, si ha il potere psichiatrico,  si ha il potere giudiziario e il potere politico.

Ma non sarà certo questa vicenda a farmi declinare da un impegno morale che il sottoscritto ha nei confronti della povera gente e dei poveri cristi che hanno solo l’unico difetto di non essere ascoltati e di non avere la forza di far valere i propri diritti.

Come ho già annunciato, costruirò un blog in cui pubblicherò tutta la documentazione inerente a questa vicenda , e  lo metterò a disposizione di qualsiasi cittadino che voglia testimoniare la sua esperienza. E da questo nascerà un progetto letterario dove racconterò in prima persona una storia di mala giustizia.

                                                                                                         Francesco Miraglia